Meta Ads a Torino: che cosa facciamo
Sul motore di ricerca si intercetta una domanda che qualcuno ha già formulato. Su Facebook e Instagram si propone qualcosa a chi non stava cercando: è una disciplina diversa, che parte dal pubblico e dalla creatività invece che dalle parole digitate. Le due strade si sommano, e spesso conviene percorrerle insieme.
- Pubblico e segmenti. Chi deve vedere l'annuncio: zona, età, interessi, chi ha già visitato il sito, chi somiglia a chi compra da voi. Un pubblico definito male è la prima causa di una campagna che non rende.
- Creatività e formati. Immagini, video verticali e testi pensati per il feed, le storie e i reel, non ritagliati da un depliant. La produzione la seguiamo noi, e la approvate voi prima che esca.
- Pagine di destinazione. Un annuncio porta da qualche parte: una pagina che risponde a ciò che l'annuncio prometteva, con un modulo che funziona. Se manca, la costruiamo.
- Misurazione e proprietà. L'account pubblicitario resta intestato a voi e i dati restano vostri. Ogni mese un rendiconto di che cosa è stato pubblicato e che cosa è cambiato.
Il servizio per esteso: Performance.
Farsi notare a Torino è diverso da farsi capire
Su Facebook e Instagram un annuncio compete con tutto ciò che scorre nel feed: contenuti di amici, di altre aziende, di altri annunci. Essere mostrati non significa riuscire a comunicare: se il messaggio non è chiaro nei primi secondi, la persona passa oltre.
Chi si ferma, poi, approfondisce: apre il profilo, visita il sito, cerca l'azienda su Google. Se lì trova informazioni diverse da quelle dell'annuncio, profili fermi o una pagina che non mantiene ciò che l'annuncio prometteva, l'interesse si perde.
Per questo una campagna rivolta a chi vive o lavora a Torino parte da un messaggio semplice e riconoscibile e da una presenza digitale già credibile, coerente dall'annuncio fino alla pagina di destinazione.
Domande frequenti
No. Fictilis ha sede a Lioni, in provincia di Avellino, e lavora anche con aziende di Torino.
Può funzionare, perché gli annunci si mostrano solo a chi vive o si trova nella zona scelta, anche in un raggio di pochi chilometri dall'attività. Rende meglio quando c'è qualcosa di concreto da proporre — un'apertura, un servizio, un evento, una promozione a tempo — e quando chi clicca trova un modo semplice per contattarvi. Un obiettivo dichiarato prima permette di capire presto se la campagna sta andando.
Si parte dalla zona e da chi compra da voi: età, interessi, momento di vita. Poi si usano i pubblici che la piattaforma costruisce dai vostri dati, se ci sono: chi ha visitato il sito, chi ha interagito con la pagina, persone simili ai clienti esistenti. Un pubblico troppo largo disperde gli annunci, uno troppo stretto si esaurisce in fretta: si provano due o tre varianti e si tiene quella che risponde.
Curare i profili vuol dire pubblicare contenuti che vedono soprattutto le persone che già vi seguono. Fare pubblicità vuol dire far arrivare un messaggio a un pubblico scelto, che magari non vi conosce ancora. Sono lavori diversi che si sostengono a vicenda: un annuncio porta persone sul profilo, e un profilo curato le convince a fidarsi. Si può fare pubblicità anche con un profilo giovane.
Non sempre. Una campagna può portare a un modulo compilato dentro Facebook o Instagram, a un messaggio diretto o a una telefonata. Un sito, o almeno una pagina dedicata, serve quando la persona deve capire di più prima di decidere, o quando volete sapere con precisione che cosa succede dopo il clic. In quel caso la pagina deve mantenere ciò che l'annuncio prometteva.
Vostri. L'account pubblicitario, la pagina e il profilo restano intestati all'azienda, e chi gestisce le campagne lavora con un accesso da partner che potete revocare in qualunque momento. Così, se un giorno cambiate fornitore, non perdete lo storico delle campagne, i pubblici costruiti né i dati raccolti. È una domanda da fare sempre prima di affidare la pubblicità a qualcuno.
Farsi vedere da tutti è facile. Farsi vedere da chi può comprare è un'altra cosa.
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